Con un'analisi del sistema elettorale statunitense, delle campagne e dell'elettorato, si tenta di tracciare un percorso per aiutare la comprensione di un sistema complesso ed intricato come quello delle elezioni alla presidenza degli Stati Uniti, a partire dai dibattiti presidenziali.
Come funzionano le elezioni?
Ogni quattro anni, gli elettori americani sono chiamati alle urne, con gli occhi del mondo puntati addosso, per eleggere quella che ancora oggi può essere considerata la carica più importante del mondo: il Presidente degli Stati Uniti. Prima di arrivare all'Election Day, la corsa alla Casa Bianca è scandita da diversi passaggi necessari. Si inizia con le primarie dei grandi partiti statunitensi, dove i candidati dello stesso partito si sfidano in campagna elettorale al fine di eleggere un singolo candidato per ogni partito, un Democratico e un Repubblicano. Una volta confermati i rappresentanti dei partiti, questi si sfidano in una serie di dibattiti tête-à-tête dove vengono presi in esame una serie di argomenti di interesse per la nazione e che potrebbero essere fondamentali per la vittoria negli swing states. Questi dibattiti vengono trasmessi in diretta TV in tutta la nazione e sono considerati il metro per giudicare l'andamento di un'elezione in corso, in quanto viene valutata la "performance" dei candidati al termine di ogni dibattito attraverso dei sondaggi che ne decretano volta per volta il "vincitore".
Poi, in un martedì compreso tra il 2 e l'8 novembre, i cittadini si recano alle urne per l'Election Day, dove dichiarano la propria preferenza per una lista, eleggendo in sostanza non il presidente, ma i grandi elettori che li rappresentano. I grandi elettori generalmente non votano diversamente da quanto indicato dai cittadini, anche se non legati da vincoli ufficiali, e al momento delle votazioni (che si tengono a metà dicembre) si radunano nella capitale del proprio Stato e votano in base alla preferenza espressa dalla loro lista. Una volta fatto ciò, i voti vengono mandati a Washington per lo spoglio e la convalida ufficiale, effettuata dal Congresso con a capo il Vice presidente in carica al momento (in qualità eccezionale di Head of Senate, capo del Senato), che decreterà la validità del voto e la vittoria di uno dei due candidati, che salirà in carica come Presidente il 20 gennaio dell'anno successivo.
Il Collegio Elettorale
Il voto per le presidenziali non è un voto popolare diretto, ma prevede molti passaggi intermedi, rimasti pressoché invariati sin dalla fondazione degli Stati Uniti. All'Election Day infatti, i cittadini non votano direttamente il Presidente, ma votano chi voterà in rappresentanza del loro Stato di appartenenza, ossia i Grandi Elettori. Questi si recano a dicembre nella capitale del proprio Stato per esprimere la loro preferenza in base ai voti dei cittadini, ma può capitare che i voti dei Grandi Elettori non corrispondano ai voti dei singoli cittadini. Ogni Stato possiede un numero proporzionale di Grandi Elettori in base alla popolazione, per un totale federale di 538 Grandi Elettori, distribuiti in base al censo. Per vincere le elezioni, un candidato deve ottenere 270 voti dei grandi elettori: la maggioranza più 1.
Nato come un sistema a beneficio degli Stati con un passato schiavista e conservatore, il Collegio elettorale tutt'ora va a beneficio degli stati del Sud, a maggioranza repubblicana. Inoltre il modello elettorale non rappresenta pienamente la volontà popolare, ed è capitato per due volte negli ultimi vent'anni che le elezioni presidenziali abbiano prodotto un vincitore, in sede di Collegio elettorale, che non aveva raggiunto neppure la maggioranza relativa a livello di voto popolare nazionale. Questi meccanismi, combinati con le pratiche di soppressione del voto e le vittorie ottenute da maggioranze ristrette, non fanno altro che aumentare una percezione di illegittimità dei risultati elettorali, minando la fiducia dei cittadini nel processo democratico.
Blue States vs Red States
Per questo motivo gli Stati vengono definiti blu o rossi, perché al momento delle elezioni, i voti dei grandi elettori vanno assegnati in toto al candidato che riceve la maggioranza nello Stato e la mappa si tinge di Stati blu e Stati rossi, in base a chi si aggiudica i grandi elettori di quello Stato. Non è una spartizione proporzionale, ma chi prende più voti ottiene tutti i voti dei Grandi Elettori. Chi ottiene la maggioranza in California ottiene tutti i 54 seggi e li aggiunge al conto per arrivare al fatidico 270.
A volte capita quindi che il candidato vinca ottenendo la maggioranza di voti tra i grandi elettori, ma non nel voto popolare (ossia i voti del singolo cittadino). Ad esempio nel 2016 Trump ottenne meno voto popolare di Clinton, ma vinse ottenendo i voti del maggior numero di grandi elettori aggiudicandosi così la vittoria finale.
Alle elezioni del 2016, in California, più di 4 milioni di persone hanno votato per Trump, un numero di singoli voti dei cittadini più alto che in qualsiasi altro Stato (esclusi Texas e Florida). Ma avendo Clinton ricevuto più voti tra i grandi elettori della California, tutti i 55 seggi sono stati assegnati a lei. Nonostante la candidata non abbia mai organizzato alcun comizio elettorale in California, già sapeva che si sarebbe assicurata i seggi di uno Stato che è sempre stato storicamente Democratico, uno dei cosiddetti blue states. Lo stesso meccanismo è stato sfruttato in Texas da Trump che, sapendo sarebbe stato facile ottenere voti dal red state per eccellenza, lo visitò solo una volta durante la sua campagna elettorale. In compenso, entrambi visitarono la Florida per un totale di 71 volte, dove Trump vinse con un bassissimo margine rispetto a Clinton: uno scarto di poco più di 100mila voti su circa 9milioni di abitanti, che però bastò per aggiudicarsi la vittoria nell'intero Stato.
Cosa sono gli Swing States?
Molti Stati votano storicamente sempre per lo stesso partito (la California è sempre blu, il Texas sempre rosso), ma ce ne sono alcuni che ciclicamente vengono definiti indecisi: gli swing states. In questi Stati non è chiaro da che parte penderà la maggioranza, ed è in questi luoghi che si giocano le vere elezioni. Negli swing states vengono organizzati i comizi, gli eventi, le apparizioni dei candidati e vi si investe molto più tempo e denaro che negli altri Stati, perché sono i voti indecisi che possono cambiare il risultato delle elezioni.
I comizi elettorali "in presenza" infatti non sono distribuiti e pensati equamente per ogni Stato, ma si vanno a concentrare in quegli Stati con un gran numero di elettori che possiamo definire "indecisi". Questi stati, detti swing states, non sono storicamente legati più ad un partito rispetto che ad un altro, ma sono fondamentali per accaparrarsi gli elettori che potrebbero fare la differenza come ago della bilancia. Nel corso degli anni non sono rimasti sempre gli stessi, nel 2016 ad esempio il Michigan, New Hampshire, Pennsylvania e Florida sono diventati il centro nevralgico dove organizzare le campagne.
In particolare la Pennsylvania negli ultimi dieci anni è stata teatro di numerosi eventi che hanno attirato l'attenzione del pubblico mondiale. Innanzitutto in Pennsylvania sono stati organizzati nel 2016 e 2024 il maggior numero di comizi elettorali per quell'anno, come anche in Florida. In secondo luogo la Pennsylvania nel 2024 è stata teatro dell'attentato a Donald Trump, che proprio durante uno di questi comizi è stato colpito da un proiettile che gli ha sfiorato l'orecchio. Questo evento ha contribuito ad aumentare il misticismo intorno alla figura di Trump, rendendolo quasi un "martire".
Chi finanzia le campagne elettorali?
Parallelamente alle campagne per i voti i candidati sono obbligati a sostenere delle campagne per il fundraising, ossia di raccolta fondi, per continuare a fare campagna elettorale su larga scala. Il denaro per le campagne elettorali arriva sia da privati cittadini, sia da grandi corporations, che praticano attività di lobbying. Le lobby sostengono economicamente i candidati, in modo da ottenere un'influenza politica, non solo nella presidenza, ma anche al Congresso. In genere vi sono ditte specializzate nell'offrire servizi di lobbismo, che possono operare con diverse modalità, che vanno da contatti diretti con personale istituzionale a campagne propagandistiche di ogni genere.
Endorsement
È un termine che deriva dal marketing e dalla pubblicità, in genere, l'endorser è un personaggio famoso proveniente dal mondo dello sport o dello spettacolo che diviene garante della credibilità di un prodotto in quanto ne è un abituale utilizzatore. Secondo questa logica, celebrità dello spettacolo, dello sport, e non solo, influenzano le elezioni dichiarandosi apertamente a sostegno dell'uno o dell'altro candidato. Nella maggior parte dei casi, un buon celebrity endorsement ha potenziale impatto su milioni di elettori.
Elon Musk: nel 2024 crea un comitato d'azione politica, esplicitamente a sostegno della campagna elettorale di Trump: l'America PAC a cui Musk, secondo i dati trasmessi dal Washington Post, contribuì per un totale di 238,5 milioni di dollari. Il CEO inoltre, nell'ultimo mese della campagna, lanciò una lotteria da 1 milione di dollari al giorno per convincere gli elettori della Pennsylvania a sostenere Trump. Per avere diritto al milione di dollari, i firmatari della petizione a sostegno del candidato Repubblicano dovevano essere elettori registrati e vivere in uno dei sette swing states. Oltre al montepremi della lotteria, vennero offerti anche 100 dollari a ogni elettore registrato della Pennsylvania che avesse firmato la petizione promossa dal PAC e 100 dollari a chi avrebbe convinto un altro elettore a fare lo stesso. Inoltre, nelle ultime settimane prima del voto, Musk rilasciò contribuzioni particolarmente intense, versando periodicamente tranches da 25 milioni di dollari, a cui vanno sommati i 40,5 milioni destinati alla campagna nei sette swing states.
Taylor Swift: nel 2024 al termine del secondo dibattito di Harris e Trump, dopo che il candidato Repubblicano e il suo vice J.D. Vance l'avevano insultata pubblicamente, Swift condivise una foto insieme al suo gatto ed espresse in un lungo post Instagram il suo sostegno per Kamala Harris, con un impatto potenziale su circa 500mila elettori. Nelle 48 ore successive al suo endorsement, ci furono 35mila nuove registrazioni di votanti in tutto il paese e 300mila visite al portale Vote.org.
LeBron James: A poche ore dal Super Tuesday, il 3 novembre 2020, LeBron James, stella dei Los Angeles Lakers, fa il suo endorsement ufficiale ai candidati democratici Joe Biden e Kamala Harris, aggiudicandosi così il titolo di celebrity endorser più influente nelle elezioni 2020. James per tutta la campagna elettorale aveva portato avanti insieme alla no profit More Than A Vote il tema del diritto al voto per le fasce di popolazione più esposte, esprimendo le proprie opinioni contro la voter suppression e le inefficienze organizzative ai seggi elettorali.
Demografia degli elettori
I cittadini degli Stati Uniti non ottengono automaticamente il diritto di voto al compimento del diciottesimo anno di età. Per acquisire il diritto a partecipare alle elezioni, è necessario registrarsi come elettori nelle apposite liste e richiedere una scheda in prossimità delle elezioni. Di conseguenza, per una serie di motivi, non tutti decidono di iscriversi per votare: normalmente, infatti, le elezioni statunitensi sono caratterizzate da un'affluenza media inferiore rispetto a quella a cui siamo abituati in Italia o in Europa.
Negli ultimi anni si è accentuata molto la tendenza dei candidati Repubblicani ad utilizzare un linguaggio razzista e discriminatorio per parlare di immigrazione, accusando le minoranze di "rubare il lavoro", portare violenza e instabilità, minacciare la sicurezza delle città e trasfigurare il volto della "vera America". Queste posizioni estremiste e conservatrici servono ad assicurarsi i voti di coloro che sono le fondamenta del partito: elettori bianchi e conservatori che partecipano alle primarie e che vanno a stabilire la base più fedele di votanti.
Per chi votano i latinos?
Nonostante negli ultimi quarant'anni i latinos abbiano sempre votato a maggioranza per i Democratici, negli ultimi anni si è registrato uno spostamento non indifferente verso i Repubblicani. I latinos sono il secondo gruppo etnico più numeroso negli Stati Uniti, subito dopo i bianchi non ispanici, e rappresentano circa il 19% della popolazione totale. Sono un gruppo etnico giovane e in crescita, con diverse provenienze sociali e disponibilità economiche molto variegate, ma che ha nel complesso la tendenza a preferire posizioni politiche non troppo estreme.
Ora che la maggior parte della popolazione non è immigrata, ma di seconda generazione, l'attenzione dei latinos si è spostata su temi cari ai Repubblicani: la sicurezza delle frontiere, la ricchezza e l'inflazione sono più importanti dei diritti di cittadinanza. Mentre con la prima amministrazione Trump le comunità latinoamericane avevano incontrato forte crescita, maggiori disponibilità economiche e di conseguenza un crescente benessere, con l'amministrazione Biden questi benefici sono stati sostituiti dall'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, delle case e degli affitti, portando questa fetta di popolazione ad avere un giudizio complessivamente negativo delle politiche di Biden.
Le promesse di Trump di tagliare le tasse e agevolare l'accesso ai prestiti ha fatto presa sulle piccole-medie imprese di proprietà dei latinos e mentre nella sua campagna del 2016 il nemico principale veniva identificato con il Messico, nel 2024 gli attacchi di Trump si sono spostati sui flussi di immigrazione irregolari, che rischiano di introdurre individui che ruberanno il lavoro alle "persone per bene".
Politica e religione
Il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti vieta al governo di imporre una religione di Stato e di impedire il libero esercizio della fede; eppure durante la cerimonia di insediamento il Presidente giura sulla Bibbia pronunciando la frase So help me God (Che Dio mi aiuti). Inoltre Dio è presente quasi ovunque nei motti che riguardano la fondazione degli Stati Uniti e la difesa della sua Costituzione: il motto nazionale In God we trust è stampato su tutte le banconote, sulle monete e sulle targhe dei veicoli dello Stato della Florida e dello Stato del Mississippi.
Gli Stati Uniti sono infatti il Paese con più cristiani al mondo dove più del 60% si identifica come Cristiano, un 30% che dichiara di non riconoscersi in nessuna confessione (sono religiosi, ma non si identificano in una particolare chiesa) e solo il 4% che si dichiara ateo. La maggioranza cristiana si divide in chiese di diverse confessioni, e il protestantesimo, religione maggioritaria, si può identificare in tre categorie principali: le chiese evangeliche, le chiese protestanti principali o storiche e le chiese protestanti della comunità afroamericana.
Quasi tutti i Presidenti della storia degli Stati Uniti erano di religione protestante, solo due cattolici, Joe Biden e John Fitzgerald Kennedy, e gli unici due presidenti che si sono dichiarati non appartenenti ad alcuna confessione religiosa furono Abraham Lincoln, che si considerava deista e Thomas Jefferson, che non riconosceva la figura di Gesù Cristo. Il parlare apertamente del proprio credo religioso fu determinante nell'elezione di alcuni presidenti Repubblicani come Raegan, e i Bush e anche in tempi più recenti la stessa strategia venne adottata dai candidati Democratici, come Obama e Hillary Clinton, che parlarono molto di fede e religione durante le loro campagne elettorali. Anche Trump ha sempre fatto leva sui valori cristiani tradizionali per far presa sull'elettorato bianco conservatore a lui più devoto, e agli occhi della maggior parte dei repubblicani l'attuale presidente incarna l'ideale perfetto di "uomo di fede", nonostante nella realtà il tycoon non sia particolarmente devoto e non rispetti nemmeno i codici di rettitudine morale ai quali gli evangelici sono molto affezionati.
La questione dell'aborto
Il 24 giugno del 2022 la Corte Suprema pronuncia una nuova sentenza che annulla quella storica del 1973 Roe v. Wade, che garantiva il diritto all'aborto a livello federale. In seguito alla decisione dei giudici (sei conservatori e tre progressisti) la sentenza viene "rovesciata" e la legislazione riguardo all'interruzione volontaria di gravidanza diventa di competenza dei singoli Stati, che possono decidere autonomamente se e in che misura dare accesso all'aborto.
La discussione sulla possibilità di ribaltare Roe v. Wade è attiva sin dalla prima campagna elettorale di Trump, dove il candidato Repubblicano esprime più volte la volontà di nominare giudici conservatori alla Corte Suprema con l'obbiettivo di ribaltare Roe v. Wade, sostenendo che ogni singolo Stato debba avere la libertà di decidere autonomamente per una legislazione adeguata alle sue esigenze. A sostegno della sua posizione Trump accusa Clinton di voler «strappare il bambino dal grembo materno», linguaggio forte ed evocativo che viene utilizzato in tutte le campagne successive, per etichettare l'aborto come pratica crudele e disumana. Con la nomina nel 2017 di tre nuovi giudici conservatori, la sentenza viene annullata, riportando indietro di cinquant'anni le leggi che garantivano il diritto all'aborto a livello federale.
Il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade è stato sfruttato dai Democratici come arma a proprio favore nelle campagne elettorali successive al 2022. Dato che dai sondaggi gran parte della popolazione si dichiara tutt'ora favorevole al diritto di interrompere una gravidanza e i Repubblicani non possono spingersi in affermazioni troppo estreme per non perdere consensi, i Democratici hanno sfruttato l'evento promettendo di ripristinare Roe v. Wade in caso di vittoria di Biden o Harris nel 2024, attaccando duramente Trump e Vance per le loro posizioni e sostenendo che i cittadini debbano avere la libertà di scegliere se sottoporsi o meno alla procedura, senza interferenze dello Stato.
Contraddizioni della democrazia made in usa
La crisi della democrazia statunitense deriva in gran parte da disfunzioni intrinseche nel suo sistema costituzionale, dovute al modo in cui è stato concepito in origine, tra cui possiamo identificarne due principali.
Il primo problema riguarda il sistema elettorale del Senato degli Stati Uniti, in base al quale ogni Stato ha diritto a due senatori, indipendentemente dalla grandezza o dalla popolazione dello stesso. Questo sistema in origine serviva a mantenere un equilibrio tra Stati piccoli e grandi e tra popolazioni rurali e urbane, per non dare più peso all'una o alle altre. Il secondo riguarda il Collegio elettorale, l'organo che compie l'effettiva scelta dei Presidenti, e che, in elezioni incerte, può dare un peso determinante ai voti della minoranza popolare.
Nell'odierna suddivisione tra blue states e red states, i popolosi Stati costieri sono contrapposti agli Stati interni, più ricchi di terra e meno popolosi. Dato che la popolazione nazionale conta circa 340 milioni di abitanti, di cui la stragrande maggioranza risiede nelle aree urbane, il Senato conferisce un potere sproporzionato agli Stati rurali, ai loro interessi e preferenze, contro quelle che sono le aspettative di legittimità democratica. Vengono infatti assegnati lo stesso numero di seggi a Stati con densità demografica completamente diversa, per cui gli Stati con maggior popolazione finiscono per essere meno rappresentati, cosa che si riflette anche nel meccanismo del Collegio elettorale. Come il Senato, anche il Collegio elettorale era stato inizialmente concepito come strumento di controllo del potere popolare prima che le «elezioni democratiche» diventassero il nuovo modello della legittimità.
Polarizzazioni
Negli ultimi anni, i social media sono stati accusati di esercitare un'influenza divisiva sulla cultura politica statunitense e di essere la causa principale di una forte tendenza alla polarizzazione delle opinioni, soprattutto tra i giovanissimi. Parte della colpa, tuttavia, va attribuita alla stampa cartacea e ai media radiotelevisivi, che per decenni hanno ridotto la loro attenzione verso l'estero, dedicando gran parte delle notizie trasmesse a fatti avvenuti a livello locale. La copertura delle notizie non soltanto si è notevolmente focalizzata sulle questioni nazionali, ma si è concentrata progressivamente sulla politica, riducendola a un talk show.
Oltre all'impoverimento del panorama informativo e culturale offerto dai media, un altro problema che è stato molto amplificato dai social è il fenomeno delle polarizzazioni. Le società moderne e democratiche sono caratterizzate da una sorta di dispotismo non tirannico: la tirannia della maggioranza. Ciò significa non solo che i pochi devono sottostare al volere dei molti, ma anche i molti tendono a dominare l'opinione pubblica, polarizzando la società verso un pensiero unico: una società unidimensionale, in cui l'uniformità ha talmente tanto permeato le menti al punto da auto censurare le opinioni impopolari a favore di quelle di una maggioranza non reale.
I social non mostrano ciò che non ci piace, ma costruiscono attorno ad ogni utente uno spazio chiuso e personalizzato di "preferenze", per cui un utente woke non interagirà mai con post di utenti MAGA, e viceversa, se non per insultarsi a vicenda e rafforzando ognuno le proprie posizioni. Ed è così che si incentivano i fenomeni delle polarizzazioni, mostrando agli utenti solo ciò che questi apprezzano già, solo ciò di cui sono convinti e che vogliono sentirsi dire. Non c'è scambio di opinioni, ma una stagnazione e rafforzamento di idee preesistenti.
La strategia della menzogna
Sin dai primi dibattiti tenuti da Donald Trump si può notare l'approccio completamente opposto dei due candidati, al di là delle ideologie di partito. Trump grida, attacca, non argomenta in modo esaustivo le sue posizioni, cambia discorso, nomina spesso fatti non corretti e pronuncia una quantità spropositata di bugie. Persino il pubblico statunitense nelle sue prime performance di dibattito non percepiva Trump come adeguatamente preparato o convincente e tutti i sondaggi lo davano in svantaggio rispetto all'avversaria.
Per contro i candidati Democratici, in particolare Clinton, sono posati e preparati, difendono le proprie posizioni con argomentazioni valide e dati quasi sempre corretti, anche se non mancano certo omissioni e imprecisioni da parte loro. Eppure, nessuno degli altri candidati riesce ad essere efficace nella memoria collettiva quanto le dichiarazioni di Trump.
Non è un caso che il tycoon scelga di comunicare in questo modo apparentemente caotico e spesso aggressivo: si chiama firehosing ed è una tecnica molto utilizzata nella propaganda, specialmente nella Russia di Vladimir Putin, e che consiste nel sommergere la popolazione di notizie false, in modo continuativo e martellante (flusso ininterrotto di falsità) in modo da creare una sorta di "nuovo piano della realtà" in cui le verità sono volubili, incerte e opinabili. L'aumento della circolazione di fake news e "fatti alternativi" si sta diffondendo non solo in Russia, ma anche nel resto del mondo, in particolare negli Stati Uniti, incentivato dall'uso dei social media e negli anni più recenti anche dall'avvento delle immagini realizzate con l'intelligenza artificiale.
L'obiettivo immediato della tecnica del flusso ininterrotto di falsità è quello di intrattenere, confondere e sopraffare il pubblico, creando disinteresse nella veridicità dell'informazione in opposizione al fact-checking e a un'informazione accurata, in modo che la propaganda possa essere diffusa al pubblico più rapidamente e più efficacemente rispetto a fonti più attendibili. Il successo di questo approccio contraddice la convinzione secondo cui la comunicazione è più persuasiva quando è veritiera, credibile e non contraddittoria.
L'era della post verità
Molti che studiano la scena politica statunitense hanno definito Trump un individuo "unico ed altamente insolito" in merito al suo modo di fare politica, per l'uso dei "fatti alternativi" e delle menzogne e per l'effetto che queste hanno sul discorso politico. Spesso, molte delle menzogne pronunciate da Trump sono autoreferenziali, è noto infatti per le sue dichiarazioni dove si pone come il massimo esperto dell'argomento di cui si tratta in quel momento: «Nobody knows more about taxes than I do», «Nobody has ever done as much as I have for the black community» (Nessuno ne sa quanto me sulle tasse; nessuno ha fatto quanto ho fatto io a favore delle comunità nere).
Quello in cui viviamo oggi è definibile come "l'epoca della politica post-verità", anche descritta come "politica post-fattuale" o "politica post-realtà", caratterizzata da una perenne ansia pubblica, dalla crescente presenza di affermazioni false che possono essere considerate fatti pubblicamente accettati, da una crescente preoccupazione per l'onestà delle figure pubbliche e intellettuali e dalla tendenza del pubblico ad accettare più volentieri le affermazioni che suscitano una risposta emotiva e confermano convinzioni preesistenti, piuttosto che fidarsi di prove scientificamente validate.
Trump utilizza un linguaggio semplice, terra-terra e per nulla verboso, come invece spesso fanno molti dei suoi avversari Democratici. In particolare Clinton nella campagna del 2016 risultava preparata e posata, ma troppo lontana dalla gente comune: il suo linguaggio accademico e strutturato la separa dalla maggior parte della popolazione degli Stati Uniti e rende impossibile al grande pubblico un'identificazione nel suo personaggio. Per contro invece Trump parla ad un pubblico come un salesman, un uomo che deve vendere un prodotto, ossia la sua persona. E per convincere a vendere un prodotto servono un linguaggio semplice, efficace e comprensibile a tutti, delle affermazioni forti che facciano presa sull'animo umano e anche una certa presenza scenica.
Cosa separa Trump dai Democratici
Trump parla ad un pubblico come un salesman, un uomo che deve vendere un prodotto, ossia la sua persona. E per convincere a vendere un prodotto servono un linguaggio semplice, efficace e comprensibile a tutti, delle affermazioni forti che facciano presa sull'animo umano e anche una certa presenza scenica. Un altro aspetto in cui eccelle è la ripetizione ossessiva dei suoi messaggi chiave. Nella pubblicità si dice che servano sette ripetizioni prima che uno slogan o una caratteristica di un prodotto diventino memorabili: solo nella sua prima campagna elettorale contro Hillary Clinton la celebre frase "Make America Great Again" viene pronunciata ben 11 volte nel corso dei tre dibattiti per quell'anno. Trump dunque non si fa scrupoli a ribadire lo stesso messaggio ad ogni occasione e le sue affermazioni iniziano ad assumere vita propria.
Un'altra tecnica che lo avvicina al grande pubblico è l'evitare il data dumping ("scarica di dati") che appesantisce il discorso, cosa che invece fanno molti dei Democratici. Diluire le proprie argomentazioni con ricerche e analisi, citando statistiche e fonti, sicuramente dimostra conoscenza dell'argomento e un alto grado di expertise, ma un linguaggio troppo complesso oscura il significato, così come anche fare eccessivo affidamento su prove basate sui dati.
Una delle frasi celebri di Trump, pronunciata durante un comizio in South Carolina nel 2016 cita: "I'm very highly educated. I know words. I have the best words." (Ho un'istruzione molto elevata. Conosco le parole. Ho le parole migliori). Come disse anche Dolly Parton "It takes a lot of time and money to look this cheap" (servono tempo e denaro per sembrare così cheap), forse c'è una verità in questo che vale anche per Trump: ci vuole davvero un'istruzione e un'intelligenza elevata per fingere di essere così stupidi.
Glossario
Congresso: Il Congresso degli Stati Uniti è l'organo legislativo del Governo federale degli Stati Uniti d'America. Istituito nel 1789, è composto da la Camera dei rappresentanti, e il Senato. La camera bassa è composta da 435 membri eletti a suffragio universale e da 6 membri non votanti. Invece quella alta è composta da 100 membri eletti a suffragio universale. Il Congresso è quindi un parlamento con bicameralismo perfetto, dove le due camere hanno circa gli stessi poteri e detiene il potere legislativo. Il sistema bicamerale statunitense ha una precisa ragione storica: i Padri fondatori, nel 1787, erano infatti divisi tra chi, rappresentando gli stati più popolosi, avrebbe voluto che il Parlamento venisse eletto in base alla popolazione residente nei vari stati e chi, provenendo da quelli meno popolosi, sosteneva l'identica rappresentanza per tutti gli stati membri. Alla fine si giunse a un compromesso in base al quale si decise l'istituzione di un Parlamento bicamerale in cui una camera (Camera dei rappresentanti) fosse rappresentativa del popolo e quindi il numero dei membri eletti dal singolo stato dipendeva dall'entità della popolazione, e l'altra (Senato) fosse espressione degli Stati, che quindi hanno diritto a un identico numero di rappresentanti indipendentemente dal loro peso demografico. Per poter approvare un disegno di legge, i favorevoli devono essere la maggioranza dei presenti in ciascuna delle due camere. Il presidente degli Stati Uniti ha potere di veto e può rifiutare di firmare la legge. Per superare il veto presidenziale la legge deve essere riapprovata con una maggioranza dei due terzi in ciascuna camera. La Camera dei rappresentanti è eletta per due anni e le elezioni si tengono nell'Election Day degli anni pari; gli eletti entrano in carica all'inizio di gennaio dell'anno successivo. Alla Camera spetta l'elezione del Presidente degli Stati Uniti se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dei voti dei grandi elettori presidenziali. Questo potere è stato esercitato soltanto due volte: nel 1800, quando elesse Thomas Jefferson, e nel 1824, quando elesse John Quincy Adams. Ogni Stato degli Stati Uniti è rappresentato al Senato da due membri, indipendentemente dalla sua popolazione; pertanto il Senato è attualmente composto da 100 senatori (il Distretto di Columbia e i territori, come Porto Rico, non hanno rappresentanza in Senato). Ciascun senatore è eletto per sei anni, ma le scadenze dei mandati sono distribuite nel tempo con un sistema di classi, in modo che un terzo dei senatori sia rinnovato ogni due anni. Le elezioni si tengono nell'Election Day degli anni pari; gli eletti entrano in carica all'inizio di gennaio dell'anno successivo. Il vicepresidente degli Stati Uniti d'America è il presidente del Senato, ma non ne è membro e non ha diritto di voto, tranne che in caso di parità. Condivide con la Camera il potere legislativo e le funzioni di controllo dell'operato dell'esecutivo, ma possiede anche alcuni poteri esclusivi, tra cui la ratifica dei trattati internazionali e l'approvazione delle nomine di molti funzionari e dei giudici federali.
Gerrymandering: Il termine gerrymander (in origine scritto Gerry-mander, composto dal nome proprio Gerry e dall'animale salamander) fu utilizzato per la prima volta sulla Boston Gazette il 26 marzo 1812 a Boston, Massachusetts. Questo termine fu coniato in risposta alla ridefinizione dei distretti elettorali del Senato del Massachusetts sotto il governatore Elbridge Gerry, che firmò una legge che ridisegnava i distretti elettorali a beneficio dell'allora Partito Democratico-Repubblicano. Quando il territorio fu mappato, si diceva che uno dei distretti contorti nell'area di Boston assomigliasse a una grottesca salamandra mitologica, da qui l'unione del cognome del senatore e del termine salamander. Definito nel contesto dei sistemi elettorali rappresentativi, è la manipolazione politica dei confini dei distretti elettorali a vantaggio di un partito, gruppo o classe socio-economica all'interno della circoscrizione. La manipolazione può comportare il cracking (rottura) ovvero la diluizione del potere di voto dei sostenitori del partito avversario tramite la divisione dei territori in molti distretti o il packing (impacchettamento) che invece è la concentrazione del potere di voto del partito avversario in un unico distretto per ridurne il potere di voto in altri distretti. Il gerrymandering può essere utilizzato anche per proteggere i candidati in carica, concentrando la maggioranza di voto a proprio piacere in base alle revisioni periodiche dei confini dei distretti. Wayne Dawkins, professore alla Morgan State University, lo descrive come un sistema dove sono i politici a scegliere i propri elettori, anziché gli elettori a scegliere i propri politici.
Impeachment: Traducibile in italiano come "messa in stato di accusa", o impetizione, è un istituto giuridico, presente in diversi Stati del mondo, col quale si prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche qualora si ritenga che abbiano commesso determinati illeciti nell'esercizio delle loro funzioni. Il termine deriva dall'antico francese empeechier («impedire»), a sua volta dal latino impedicare, e si incrocia nel medioevo con il verbo latino impetere («accusare») acquistandone il significato. Donald Trump è stato il primo Presidente degli Stati Uniti ad essere stato messo in stato di accusa per ben due volte. Nel primo impeachment (2019) Trump fu stato accusato di aver trattenuto gli aiuti militari per fare pressioni sul presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj per costringerlo ad avviare un'indagine per corruzione nei confronti di Biden e di suo figlio Hunter, questione più volte smentita dallo stesso Zelens'kyj. La procedura per il secondo impeachment di Donald Trump (2021) è stata avviata il 13 gennaio 2021, una settimana prima della scadenza del mandato presidenziale, e ha preso avvio dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio: Trump venne accusato di essere responsabile dell'insurrezione. Le accuse si basano sul discorso tenuto dallo stesso presidente alla Save America March, che contestava l'esito delle elezioni presidenziali, considerato da molti come un implicito invito ad assaltare il Campidoglio.
Fact-checking: Nel lavoro giornalistico: la verifica puntigliosa dei fatti e delle fonti, tesa anche a valutare la fondatezza di notizie o affermazioni riguardanti istituzioni e persone di rilievo pubblico, con particolare riferimento a quanto viene diffuso mediante la Rete. Negli Stati Uniti: FactCheck.org è un sito web senza scopo di lucro, che mira a ridurre il livello di fake news e confusione nella politica statunitense. È un progetto dell'Annenberg Public Policy Center della Annenberg School for Communication presso l'Università della Pennsylvania. Altro importante organo di fact-checking è la rubrica "Fact Checker" del Washington Post, scritta e diretta da Glenn Kessler, che valuta le dichiarazioni dei politici assegnando un punteggio da uno a quattro Pinocchi. Un Pinocchio per quelle che definisce lievi distorsioni dei fatti e quattro Pinocchi per quelle che giudica essere vere e proprie menzogne. Se giudica che la dichiarazione sia veritiera, la persona riceverà un raro "Geppetto". Durante la campagna elettorale presidenziale degli Stati Uniti del 2016 è risultata evidente la vasta disparità di Pinocchi assegnati a Donald Trump rispetto a Clinton. Il team di Kessler ha contato 492 falsità nei primi 100 giorni della prima presidenza Trump, una media di 4,9 al giorno. Al 20 gennaio 2021, la fine del mandato quadriennale di Trump, Kessler e i suoi colleghi avevano contato 30.573 falsità, ovvero una media di 21 falsità al giorno.
Firehosing: La Firehose of falsehood (lett. "ondata di falsità"), nota anche come "firehosing", è una tecnica di propaganda in cui vengono diffusi un gran numero di messaggi rapidamente, ripetutamente e continuamente attraverso molteplici canali senza riguardo per la verità o la coerenza. Il firehosing è un modello di propaganda utilizzato largamente in Russia, sotto la presidenza di Vladimir Putin. Sebbene per certi aspetti siano simili, la tattica americana di "inondare la zona" (flooding the zone) con dichiarazioni fuorvianti o false si distingue dal firehosing in quanto il flooding implica la diffusione di iniziative e politiche a un ritmo travolgente, piuttosto che la diffusione specifica di falsità. La RAND Corporation ha coniato l'espressione firehose of falsehood nel 2016, descrivendo una tecnica osservata nella propaganda russa che combina un numero elevatissimo di comunicazioni e un totale disprezzo per la verità. Secondo una ricerca pubblicata su Frontiers in Political Science, nel 2022: «Quando i leader impiegano un flusso ininterrotto di falsità, i cittadini si rifugiano nel cinismo e nella convinzione che la verità sia fondamentalmente inconoscibile. Se la verità è inconoscibile, il dibattito ragionato è inutile perché non esistono fatti condivisi. [...] Quando non è possibile un discorso democratico ragionato perché non esistono fatti condivisi, non resta altro che l'esercizio politico del potere puro.» L'obiettivo immediato della tecnica del flusso ininterrotto di falsità è quello di intrattenere, confondere e sopraffare il pubblico, creando disinteresse o opposizione al fact-checking e a un'informazione accurata, in modo che la propaganda possa essere diffusa al pubblico più rapidamente e più efficacemente rispetto a fonti più attendibili.
Eventi 2016-2024
2015↘
Email di Clinton / WikiLeaks: Durante il suo mandato come Segretario di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton ha utilizzato un server di posta elettronica privato per le comunicazioni pubbliche ufficiali anziché utilizzare gli account di posta elettronica ufficiali del Dipartimento di Stato mantenuti su server federali. La controversia è stata un punto centrale di discussione durante le elezioni presidenziali del 2016. A luglio del 2016 il direttore dell'FBI James Comey annunciò che Clinton era stata "estremamente negligente", ma che non aveva agito con intento criminale, e quindi non era perseguibile penalmente. Il caso fu largamente sfruttato da Trump come argomentazione in attacco all'avversaria e venne ripreso anche nelle campagne del 2020 e del 2024, nonostante l'indagine si fosse ufficialmente conclusa nel 2018. Le agenzie federali hanno stabilito, retroattivamente, che più di 3.000 delle 33.000 email inviate da Clinton contenevano informazioni che avrebbero dovuto essere considerate classificate al momento dell'invio.
2016↘
Russiagate: Lo scandalo Russiagate riguarda le interferenze da parte della Russia nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2016. Le indagini sono state condotte dal procuratore speciale Robert Mueller e, tra i reati ipotizzati, figurano accuse di spionaggio a favore di potenze estere, o addirittura di tradimento. Secondo il New York Times l'interferenza russa si sarebbe sviluppata in tre modalità: intercettazione e divulgazione di documenti del partito rivale; massicce attività fraudolente mediante profili Facebook e Twitter; contatto con associati alla campagna presidenziale di Trump. Il figlio omonimo del presidente, Donald Trump Jr, aveva incontrato alla Trump Tower l'avvocato russo Natalia Veselmitskaya, in rapporti diretti con il Cremlino. L'inchiesta ha portato all'incriminazione di dodici cittadini russi funzionari del GRU, l'intelligence militare russa. Paul Manafort, capo della campagna elettorale di Trump, fu prima posto agli arresti domiciliari e poi trasferito in carcere.
Pizzagate: Il Pizzagate è una fantasia del complotto nata durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 a partire da intercettazioni illegali di messaggi di posta privati pubblicati da WikiLeaks, che settori del complottismo di estrema destra spacciarono per prove dell'esistenza di traffico di esseri umani e abuso di minori. Al centro delle accuse compare la pizzeria Comet Ping Pong di Washington. I sostenitori della fantasia erano convinti che le email contenessero messaggi in codice che collegavano alti funzionari del Partito Democratico a un traffico di bambini che si teneva in un bunker segreto sotto la pizzeria. La teoria fu diffusa su 4chan, 8chan e Twitter da giornalisti conservatori e membri dell'Alt-right. Il 5 dicembre 2016 un uomo della Carolina del Nord si recò al Comet Ping Pong e fece fuoco con un fucile all'interno del ristorante; fu arrestato senza ulteriori incidenti. La teoria ha avuto nuova rinascita nel 2020 durante il lockdown, diffusa dai teorici di QAnon, e ulteriore risalto nel 2026 con il rilascio dei file Epstein.
QAnon: È un gruppo politico di estrema destra i cui membri sostengono una fantasia del complotto secondo la quale esisterebbe un Deep State che avrebbe agito contro il presidente Trump e i suoi sostenitori. Il termine si riferiva in origine all'utente anonimo auto-identificato come "Q", ma è diventato il termine collettivo per indicare la fantasia della cospirazione o la comunità che la anima. Il numero di aderenti è sconosciuto, ma le teorie si sono diffuse, oltre che negli Stati Uniti, anche in molti paesi europei, tra cui l'Italia. Complice la diffusione del coronavirus tra il 2019 e il 2020, in Italia si sono diffuse numerose fantasie del complotto legate a QAnon; molti sostenevano che la pandemia fosse parte di un piano del Deep State per vaccinare la popolazione mondiale inserendo nel corpo dei microchip per il controllo mentale.
2017↘
Raduno di Charlottesville: Il 12 agosto 2017, a causa di una manifestazione dell'estrema destra, si sono verificati parecchi incidenti e una contro-manifestante ha perso la vita dopo essere stata investita da un'auto lanciata sulla folla. I manifestanti erano membri dell'estrema destra e dell'alt-right, neo-Confederati, nazionalisti bianchi del Ku Klux Klan, neonazisti e varie milizie, che cantavano slogan razzisti e antisemiti e portavano fucili semiautomatici, svastiche e bandiere confederate. Verso le 13:45, un suprematista bianco lanciò la sua auto contro una folla di contro-manifestanti, uccidendo Heather Heyer e ferendo 19 persone. Nella sua dichiarazione iniziale, Trump non aveva esplicitamente denunciato i suprematisti, condannando invece "l'odio, il bigottismo e la violenza da molte parti" e riferendosi ai manifestanti come "persone perbene da entrambe le parti". Solo in una seconda dichiarazione il presidente ha esplicitamente condannato il razzismo e il suprematismo bianco.
2021↘
Assalto al Campidoglio: L'assalto al Campidoglio degli Stati Uniti è stato un tentativo di insurrezione attuato a Washington il 6 gennaio 2021, dopo il discorso di Donald Trump ai suoi sostenitori, con il quale il Presidente uscente ha contestato il risultato delle elezioni presidenziali del 2020 che lo avevano visto sconfitto da Joe Biden. I sostenitori di Trump hanno assaltato il Campidoglio con l'intenzione di impedire al vicepresidente Mike Pence e al Congresso di proclamare Biden 46º Presidente. Nell'assalto hanno perso la vita 5 manifestanti e un poliziotto. La seconda procedura di impeachment contro Trump è stata avviata il 13 gennaio 2021, a una settimana dalla scadenza del suo mandato, dopo l'assalto al Campidoglio: Trump è stato accusato di essere responsabile dell'insurrezione. Le accuse si basano sul discorso alla Save America March, nel quale il Presidente contestava l'esito delle elezioni e incitava la folla a prendere provvedimenti.
2022↘
Epstein files: I file di Epstein sono una raccolta parzialmente resa pubblica di milioni di documenti, immagini, video ed e-mail che descrivono dettagliatamente le attività del finanziere americano e condannato per abusi sessuali su minori Jeffrey Epstein. Nel novembre 2025, la Camera dei Rappresentanti ha approvato l'Epstein Files Transparency Act; Trump ha firmato la legge il giorno successivo. Il Dipartimento di Giustizia ha poi pubblicato un numero relativamente esiguo di documenti, suscitando critiche da entrambi i partiti. Nel gennaio 2026, sono state pubblicate altre 3 milioni di pagine, tra cui 2.000 video, 180.000 immagini e i nomi di alcune persone affiliate a Epstein. A febbraio 2026, tre persone sono state oggetto di indagini penali: l'ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland, accusato di corruzione aggravata; l'ex principe Andrew Mountbatten-Windsor; e il politico britannico Peter Mandelson, entrambi in arresto.
Project 2025: Il Presidential Transition Project è un programma di radicale riorganizzazione lanciato nel 2022 dalla Heritage Foundation, think tank conservatore, che mira a ridefinire i ruoli istituzionali dell'intero governo federale degli Stati Uniti, aumentando la capacità di controllo della Casa Bianca sui vari Dipartimenti. È stato presentato nel 2023 nell'auspicio di un ritorno di Trump alla presidenza. Tra i "suggerimenti politici" figurano: mettere l'intera macchina federale sotto il controllo della Casa Bianca comprese le agenzie indipendenti come il Dipartimento di Giustizia o la CIA; depotenziare il Dipartimento per la sicurezza interna creando una polizia di frontiera con maggiori poteri; migliorare l'istruzione trasferendo il controllo e i finanziamenti da Washington direttamente ai genitori e ai governi statali e locali, eventualmente eliminando il Dipartimento dell'Istruzione.





